L’approccio alla sicurezza (nella sua definizione più ampia) è notevolmente cambiato negli ultimi 30 anni ma ciò che ravviso più interessante è provare a capire cosa ci attende nei prossimi trenta
Con la premessa che i passaggi evolutivi non sono mai netti, a mio avviso queste sono gli elementi più significativi di questi ultimi anni
La prima fase è quella del d lgs 626/90, che abroga il DPR 547/1955 ed introduce il concetto di visione sistemica dei luoghi di lavoro
L’obiettivo era la protezione dei lavoratori nella loro operatività, facevano ingresso le prime prescrizioni sui DPI e sulle modalità di svolgimento delle singole attività
Il secondo passaggio, importante, è quello del D. Lgs 81/08 che enfatizza il concetto di analisi del contesto operativo prediligendo la prevenzione alla protezione.
L’attenzione non è più rivolta alla prestazione ma al processo che lo ingloba per rispondere alla di sviluppare una capacità di identificazione e categorizzazione dei pericoli di ogni attività e processo
La terza fase, che ci porta al periodo attuale, è quella dei sistemi di gestione
L’edizione 2015 della ISO 9001 introduce un concetto sostanziale che è la valutazione dei rischi con due importanti modifiche:
1. L’analisi non è più correlata al pericolo ma al rischio
2. Il contesto di analisi è quello dei sistemi, ovvero dei processi nel loro insieme
Passiamo adesso alla quarta fase, già in luce, che è rappresentato dalle organizzazioni. In altre parole, è sempre più evidente che le anomalie di processo, frequentemente, sono frutto di variabili esogene, esterne quindi alla propria organizzazione (sistema) eppure in grado di influenzarla negativamente
In sostanza l’obiettivo non è più la prevenzione ma la predizione (termine già noto e diffuso nel sistema ferrovia) che significa: in che modo, e possibilmente in che misura, la turbolenza generata da una anomalia di processo di una organizzazione esterna alla mia, eppure ad essa correlata, è in grado di impattare sui miei processi?
Qual è la mia capacità di assorbimento di tale scostamento?
Il sistema mondo, per ora, si sta dirigendo verso i Big Data: raccolta e categorizzazione di un numero abnorme di dati (casistiche) che individua l’esito più probabile ripercorrendo il principio della maggiore frequenza
Tuttavia, le organizzazioni sono più vicine a sistemi caotici che lineari, il che introduce una ulteriore distorsione rappresentata dal fattore umano oppure, definizione che prediligo, capitale umano
E se la soluzione fosse un’analisi raffinata degli Small Data?
Una sorta di complementare algebrico che sposta l’attenzione dall’analisi del comportamento più ricorrente a quella degli scostamenti
L’efficienza dei due approcci è, ovviamente, molto diversa, non resta che attendere e vedere cosa accadrà
Sarebbe interessante conoscere l’opinione di Renè Thom (fautore della Teoria delle Catastrofi) oppure di Andrej Markov (con le sue analisi sul calcolo probabilistico)