Acronimo (ovvero nome formato con le iniziali di altre parole) ha come funzione di condensare l’espressione di un concetto per il tramite delle sue iniziali.
Una ipersemplificazione che, indubbiamente, favorisce la rapidità della comunicazione, nel caso in cui la conversazione avvenga tra tecnici, ma che si fonda sul presupposto che i due interlocutori si muovano da una base comune di conoscenza.
Provando a lanciare la ricerca del significato di ADR si ottengono alcuni spunti interessanti:
1. AdR: ovvero aeroporti di Roma
2. ADR: Alternative Dispute Resolution (ovvero metodo di risoluzione alternativa delle controversie)
3. ADR: Accord Dangereuses Route
Poi abbiamo la diffusione (nel linguaggio comune) di descrizioni più dotte, ma comunque imprecise, come ad esempio:
a. Patentino per gli autisti
b. Norme che si applicano ai trasportatori (e solo a questi), di alcune merci notoriamente pericolose
c. Norme che si applicano al trasporto di rifiuti
Con questa premessa è evidente che il primo obbligo in qualunque comunicazione, ed a maggior ragione in uno scambio tecnico, è di assicurarsi che ci sia allineamento tra le parti. Il concetto in sé appare tanto semplice da essere ovvio, eppure basta scendere un po' più nel dettaglio per rilevare le prime falle di questa percezione.
Volendo citarne una per tutte, a titolo di esempio: che cosa è un collo di merci pericolose?
Si tratta di una informazione basilare ed al contempo sostanziale, visto che il numero di colli è una, delle tante, informazione da indicare obbligatoriamente sul documento di trasporto
L’importanza di questo concetto, chiarezza del significato dei termini, è tale che nell’ADR (terza delle definizioni riportate sopra) si dedica un intero capitolo alle definizioni.
A voler complicare ulteriormente il tutto, basta aggiungere che non esiste una singola versione linguistica dell’ADR ma ve ne sono addirittura tre, che sono riconosciute come ufficiali: inglese, francese e tedesco. Se a queste si aggiungono le necessarie (o meglio, indispensabili) traduzioni in lingua nazionale (ad oggi i Paesi aderenti l’ADR sono 54 e non più solo europei) siamo quasi di fronte ad una nuova Babele
L’entità del tema è tale che non è più così raro vedere all’ordine del giorno delle riunioni di esperti, presso l’ONU (qui in senso lato), documenti e proposte che hanno come finalità unicamente quella di approfondire il significato di alcuni termini o espressioni adottate dall’ADR
La soluzione? Risalire la corrente per arrivare all’origine della discussione.
Una sorta di Filosofia dell’ADR, i prossimi post credo andranno in questa direzione, questo sarà il mio contributo!
PS: Nei nostri corsi per Consulenti il mio mentore amava iniziare le sessioni di formazioni con una frase del tipo “al termine di questi sei giorni sarete tra quanti sapranno che ADR non significa Aeroporti di Roma”