Ho già dato una prima descrizione di cisterna, seppure ancora troppo sommaria, distinguendone le sue componenti principali:
a. Serbatoio, ovvero elemento di contenimento
b. Telaio, ossia struttura portante che ne consente il trasporto
Partendo dalla definizione utilizzata nell’#ADR (e #RID), ho inoltre evidenziato che la cisterna deve essere munita di aperture e di equipaggiamenti di servizio, per consentirne il riempimento e lo svuotamento
Fin qui nulla di particolarmente complicato, quindi, si tratta semplicemente di logica e buon senso, per cui possiamo aggiungere qualche ulteriore elemento di descrizione
Già sulla base di questi pochi elementi è possibile dare una prima, generale, suddivisione dei tipi di cisterna sulla base di:
a. Cosa può contenere (gas, liquidi oppure solidi)
b. Come è progettata (cisterna mobile UN, di tipo ADR, RID, o di tipo IMO)
È facile intuire che le sottocategorie che ne emergono sono molteplici, tuttavia, quello che ci interessa rilevare, per ora, è come l’ADR (o uno qualunque di regolamenti indicati sopra) classifica queste CTU dal punto di vista degli equipaggiamenti
Prescindendo dalle norme utilizzate per la progettazione, possiamo raggruppare queste unità sulla base di due parametri principali:
a. Posizione delle aperture
b. Numero dei dispositivi di apertura
Ottenendo questa ulteriore suddivisione:
a. In basso oppure in alto (ovvero obbligatoriamente sopra il livello del liquido);
b. Due oppure tre chiusure in serie
Per non complicare inutilmente l’analisi non entro nel dettaglio di come vengano codificati questi due parametri, mi soffermo semplicemente a sottolineare affermare che sia il codice-cisterna (nel caso di cisterne ADR-RID) sia l’istruzione per cisterne mobili danno delle indicazioni in merito a questi due punti
Vale a dire qualcosa del tipo: sono ammesse 3 aperture, in serie, in basso
Ora, ponetevi dal punto di vista in un analista di rischio (ma già un DGSA dovrebbe porsi lo stesso problema) e chiedetevi: questa informazione è sufficiente a completare la mia valutazione dei rischi?
Quale tipo di cisterna posso ammettere al riempimento e quale, invece, devo rifiutare?
Le aperture hanno differenze operative e di esercizio di cui dovrei tenere conto?
Per l’apertura, e successiva chiusura, ho bisogno di dotazioni particolari (leve, chiavi esagonali, strumenti specifici)?
L’ADR, e gli altri testi, a queste domande non forniscono nessuna replica, le disposizioni di progetto si limitano (in buona sostanza) a quanto ho già indicato sopra
È per questo motivo che affermo che conoscere il codice-cisterna mi serve a poco. È indubbio che se le verifiche si limitano ad una verifica di conformità non ho bisogno di altre informazioni